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Mentre in Italia
infuriavano le più che giustificate polemiche e le legittime proteste
contro Ahmadinejad e lui viaggiava protetto da un imponente cordone di
sicurezza che impediva a chiunque di avvicinarlo, un solo giornalista è
riuscito a farsi ammettere alla “sua coorte” con l’intento di
intervistarlo sugli argomenti che sono alla base di ciò che una grande
parte del mondo gli rimprovera ed invece il suo compito di
intervistatore si è fermato proprio sulla soglia dell’intervista.
Ma è così che
Mohamed Ahmed, nonostante le premesse e la numerosa e aggressiva
pattuglia che componeva la scorta del dittatore iraniano,è riuscito a
portare a casa un “ritratto pubblico” in esclusiva, del presidente
iraniano, anche se è solo corrispondente a ciò che il presidente
iraniano ha voluto dare di sé, ma d'altra parte già l'averlo avvicinato
e "toccato con mano" è stato un successo del tutto esclusivo.
Ahmadinejad ha
parlato seguendo il suo copione e ha trasformato quella che avrebbe
dovuto essere un’intervista in un monologo sugli argomenti ai quali è
molto interessato, per comunicare ciò di cui lui vuole parlare con il
mondo occidentale, sorvolando accuratamente quelle che invece sarebbero
state le tematiche che Mohamed gli avrebbe certamente sottoposto,
lanciandosi perciò verso la premessa che lui e il suo governo vedono
l’Italia come un partner privilegiato e un alleato, dichiarandosi
convinto di riuscire a aprire un dialogo con Berlusconi, che lui
personalmente stima e pensa che presto risponderà ai due messaggi
personali che gli ha fatto avere. Si è anche detto amareggiato per
l’accoglienza che sperava migliore, pur restando soddisfatto sul come
si sono svolti i lavori presso la FAO.
Ha poi voluto
puntualizzare che il suo impegno sarà tutto speso per offrire maggiore
sostegno alle popolazioni del terzo mondo e a tutti coloro che soffrono
la fame e per migliorare i rapporti interreligiosi fra musulmani e
cristiani e ha incaricato di questo l’ambasciatore iraniano che sta già
operando presso la Santa Sede per riavvicinare le due religioni
monoteiste in senso positivo ed infine si è persino dichiarato disposto
a lasciarsi intervistare su ogni argomento, ma in Iran, l’Italia non
era il luogo adatto.
Mohamed Ahmed, con
fermezza ed educazione, qualità che gli sono congeniali, ha chiesto più
volte la possibilità di intervistarlo, ma il dittatore con la sua
“bonaria e paternalistica espressione” caratteristica tipica di chi
riveste il ruolo di dittatore, ha declinato con uguale fermezza
l’invito promettendo la sua futura disponibilità a un’intervista, ma in
terra iraniana. Ciò non toglie che questo incontro sarà parte
integrante della storia che i posteri un giorno potranno leggere ed
anche se è solo un tassello, rinunciarvi sarebbe stato sciocco e
Mohamed Ahmed ha scelto di non esserlo.
Oggi e domani, ma
anche nel futuro, il suo intervento alla FAO finirà come e forse più di
quelli degli altri sulle TV mondiali e sarà fonte di critiche,
approvazioni e tante, tante, troppe discussioni, poiché anche questa
volta è riuscito a dimostrare che lui e il suo regime teocratico
nonostante la bonarietà apparente non concedono assolutamente nulla al
di là di ciò che è solo una maschera esteriore.
Adriana
Bolchini Gaigher
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